La storia di Piazza Navona

Capolavoro del Barocco a Roma, Piazza Navona è senza dubbio uno dei luoghi più belli ed affascinanti della nostra città. Non c’è da stupirsi che turisti e Romani siano indistintamente attirati dalla bellezza delle fontane, delle chiese e dei palazzi antichi che la popolano. È la tappa immancabile delle passeggiate della domenica, delle visite guidate dei gruppi internazionali e dei fotografi che amano immortalare le meraviglie della città, ma quanti veramente conoscono la storia di piazza navona? Sicuramente pochi, fatta eccezione per i grandi appassionati di storia. Cerchiamo allora di conoscere qualcosa di più riguardo uno dei luoghi più noti di Roma, il che ci permetterà di apprezzare maggiormente gli edifici che ne fanno parte.

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Piazza Navona storia: lo Stadio di Domiziano

Per quanto possa essere sconosciuta ai più, una cosa di Piazza Navona la sappiamo: si tratta di un luogo dalle origini molto antiche, che risalgono addirittura all’imperatore Domiziano (81/96 d.C). Per un momento, allora, cerchiamo di dimenticarci la piazza come è oggi e proviamo ad immaginarci questo gigantesco spazio occupato dallo Stadio di Domiziano – o “Circo Agonalis” -, voluto dallo stesso imperatore nell’86 d.C. per ospitare gare di atletica leggera disputate sul modello delle competizioni greche.

Chiaramente, la struttura dell’edificio soddisfava a pieno le esigenze sportive richieste: una gigantesca arena rettangolare di 275 metri di lunghezza e ben 106 metri di larghezza, con l’estremità settentrionale ad emiciclo e i due ingressi principali che si aprivano al centro dei lati lunghi. Una forma che la piazza ha conservato tuttora, nonostante ora gli edifici occupino lo spazio che un tempo era destinato alla cavea, che sembra potesse ospitare fino a 30mila spettatori.  L’intero stadio era costruito in blocchi di travertino e mattoni, rivestiti poi di stucco modanato e colorato. All’esterno, invece, la facciata era impreziosita da due ordini di arcate che poggiavano su pilastri di travertino con semicolonne ioniche nel primo ordine e corinzie nel secondo.

Un’architettura realizzata davvero con maestria, ma che purtroppo non è arrivata integra fino a noi per una serie di eventi sfortunati. All’epoca dell’imperatore Marco Opellio Macrino (217/281 d.C), lo stadio fu infatti distrutto da un incendio, e poi restaurato nel 228 d.C – nell’epoca di Alessandro Severo, tanto che prese poi il nome di Circus Alexandrinus -. L’intera struttura rimase in uso fino al V secolo d.C, quando poi la struttura cominciò a decadere, lo spazio fu addirittura adibito (come altri monumenti antichi) a cava dei materiali e intere parti dello stadio furono inglobate dalla costruzione di nuovi edifici. In ogni caso, ancora oggi è possibile vedere i resti dello stadio di Domiziano, il solo in muratura ad essere arrivato fino ai giorni nostri.

Piazza Navona capolavoro del Barocco tra Bernini e Borromini

Dopo che venne dismesso lo stadio di Domiziano, la piazza cominciò a riprendere vita soltanto nel corso del XV secolo, quando qui vi fu trasferito il mercato urbano che un tempo era ospitato nell’omonima piazza del Mercato. Nel corso degli anni, per favorire questa attività la piazza venne completamente risistemata dal punto di vista architettonico: fu Gregorio XIII Boncompagni (1572/1585) a portare qui ben tre fontane, con tanto di abbeveratoio, a servizio sia del mercato sia degli animali da trasporto che erano soliti muoversi nei dintorni.

Ma il vero e proprio rinnovamento di Piazza Navona si ebbe agli inizi del Seicento, grazie all’opera di Giovanni Battista Pamphili, divenuto Papa con il nome di Innocenzo X nel 1644. Questi è stato, senza dubbio, il fautore della rinascita barocca di uno dei luoghi più belli di Roma. Fu proprio Innocenzo X, infatti, a commissionare a Gian Lorenzo Bernini la realizzazione delle celebre Fontana dei Quattro Fiumi, oramai uno dei monumenti più belli dell’intera piazza. Ma non solo. Come molti di voi già sanno, il Papa commissionò a Francesco Borromini il progetto della Chiesa di Sant’Agnese in Agone, e poi affidò a Girolamo Rainaldi la costruzione del cosiddetto Palazzo Pamphili, una sorta di residenza di famiglia, direttamente affacciata sulla piazza. Sembra infatti che, durante i mesi estivi, Innocenzo X avesse l’abitudine di ammirare i “giochi d’acqua” nella piazza: gli scarichi della rete fogniaria venivano bloccati affinchè l’acqua delle fontane riempisse completamente lo spazio, così da poter rievocare le celebri battaglie navali dei Romani (le Naumachie, per l’appunto).

Infine, nel XVIII secolo Papa Pio VI diede il suo contributo all’assetto urbano di questa zona facendo costruire il celebre Palazzo Braschi  oggi sede del Museo di Roma -, conferendo così alla piazza l’aspetto che vediamo ancora oggi. Ma una volta conclusa la piazza navona roma storia, cerchiamo di scoprire qualche curiosità in più sugli edifici che ne fanno parte.

Cosa vedere a Piazza Navona: le fontane

Come anticipato, buona parte degli edifici storici che si trovano sulla piazza sono stati realizzati per volontà del Papa Innocenzo X, ma scopriamo qualcosa di più sulle fontane, sulla loro progettazione, sulle loro caratteristiche e sulla celebre diatriba tra i due artisti del Barocco che li hanno progettati, Bernini e Borromini.

La Fontana dei Quattro Fiumi

Eretta al centro di Piazza Navona, in una posizione a dir poco invidiabile, la Fontana dei Quattro Fiumi è la più grande e nota tra le tre che adornano questo enorme spazio pubblico. Costruita da Gian Lorenzo Bernini tra il 1647 e il 1651, si distingue per le meravigliose sculture in marmo bianco, alte 5 metri e poggiate su di una base di travertino, che rappresentano le allegorie dei quattro maggiori fiumi del mondo conosciuti all’epoca:

  • il Danubio, rappresentato da una figura avvolta a spirale su sè stessa e rivolta verso un cavallo
  • il Rio della Plata, reso da un uomo che tiene un braccio sollevato a dimostrazione della colonizzazione del continente americano (piuttosto recente per quell’epoca)
  • il Gange, che ha le sembianze di una figura barbuta che tiene un remo tra le mani
  • il Nilo, raffigurato da una statua che si copre il volto con un velo, a rappresentare che le sue sorgenti erano ancora sconosciute. Le voci popolari, invece, sostenevano che il Bernini avesse voluto realizzare una figura dal volto coperto per disprezzo nei confronti del Borromini, che si è occupato del progetto della prospiciente Chiesa di Sant’Agnese. Lo stesso si diceva del braccio alzato della figura che rappresentava il Rio della Plata, che alcuni dicevano volesse esprimere il timore che la cupola della chiesa potesse crollare da un momento all’altro. Tutte dicerie infondate, dato che Borromini terminò il suo lavoro molto dopo che Bernini portò a termine questa fontana.

Sembra che inizialmente questo progetto fosse stato affidato dal Papa al Borromini, ma a convincerlo a cambiare idea sarebbe stata la suocera Donna Olimpia, che riuscì a far arrivare tra le mani di Innocenzo X un modellino in argento del progetto del Bernini. Neppure un pontefice potè opporsi a cotanta bellezza, e decise così di cambiare idea ed affidare l’incarico a questo scultore.

La Fontana del Moro

Posta sul lato meridionale della piazza, proprio al di sotto delle finestre dello splendido Palazzo Pamphili, la Fontana del Moro è la più antica tra le tre. Questa fu infatti realizzata nel 1574 per volontà del Papa Gregorio XIII Boncompagni, con un assetto del tutto diverso rispetto a quello che vediamo oggi. In origine, la fontana era posta su di un basamento formato da due scalini di travertino e caratterizzata da una vasca in pietra decorata da mostri marini, un drago, un’aquila e quattro tritoni, posti agli angoli in alternanza con sculture che rappresentavano mascheroni.

Ma con l’avvento del Barocco, Innocenzo X chiese al Bernini di restaurare anche questa fontana e lo scultore non esitò ad apporre, al centro della vasca, un gruppo di tre delfini che sorreggevano una lumaca da cui “fuoriusciva” il getto d’acqua. Il progetto non piacque particolarmente nè al Papa nè al popolo, che  le diede il nomignolo di “Fontana della Lumaca”, e così si decise di sostituire il gruppo scultureo con una figura rappresentante un Etiope il lotta con un delfino, il cosiddetto “Moro” che diede un nuovo nome alla fontana.

La Fontana del Nettuno

Ed eccoci arrivati all’ultima meraviglia architettonica di questa piazza, la Fontana del Nettuno, altrimenti denominata “dei Calderari” per via dell’alta concentrazione nella zona di fabbricanti di catini e vasi di rame. A differenza delle altre due, la storia di questa fontana si dimostra davvero insolita: edificata per volere del Papa Gregorio XIII, e realizzata da Giacomo Della Porta assieme alla cosiddetta Fontana del Moro, questa rimase del tutto priva di decorazioni per oltre 300 anni.

Solo nel 1873 il Comune di Roma, infatti, decise di organizzare un bando per la realizzazione di sculture che la adornassero. A vincerlo furono Gregorio Zappalà e Antonio Della Bitta, che realizzarono rispettivamente i gruppi scultorei di cavalli marini guidati da giovani, di sirene in lotta con mostri del mare e di putti alati che giocano con i delfini, il primo; e la figura centrale di Nettuno che si difende con il tridente dall’attacco di una piovra, il secondo.

Come potete immaginare, le fontane sono solo alcune delle bellezze architettoniche di Piazza Navona. Se volete vedere più da vicino le meravigliose sculture di Bernini e le incredibili progettazioni del Borromini, allora armatevi di pazienza e recatevi nel centro per ammirarle. Dopo una lunga passeggiata, potete saziare il vostro appetito da ‘Gusto, un ristorante che si trova proprio a pochi passi da uno dei luoghi più belli di Roma. Insomma, un abbinamento perfetto per chi vuole regalarsi un po’ di relax dopo una visita guidata o una passeggiata culturale.