Da sempre con passione

La storia

‘Gusto prende forma negli spazi che sono appartenuti ad uno storico ristorante romano: il Passetto (1860-2018) e, per questo motivo, il nuovo progetto ha richiesto attente considerazioni: obiettivo principale non snaturare ma “pulire” dalle tante diverse gestioni conservando la suggestività del luogo.

Alessandra Marino con il suo studio di architettura decide di concentrarsi sui colori facendoli “girare” intorno a vecchi arredi, poveri e nobili in egual misura. Le pareti osano delle tinte inedite e segnano le diverse sale.

Entrando da piazza S. Apollinare il cliente è accolto dalla sala Corallo, che prende il nome dal colore della boiserie e che si unisce, senza interruzioni architettoniche, alla sala Bella Epoque dove il rosa e l’oro rendono preziose le pareti, e i velluti dei sofà sono giocati sui toni pastello. Si prosegue nella sala Cucchi: il nome è un riconoscimento al quadro di Enzo Cucchi lungo 7 mt e alto 2, e le tonalità dei grigi si alternano al rosa e al mattone.
Entrando invece da via Zanardelli sarà la sala Picasso ad accogliere i clienti (il nome arriva dal grande manifesto del 1953 sulla mostra dell’artista a Palazzo Reale a Milano), connotata da un gigantesco specchio lungo 7 mt e alto 3 che riflette le grandi finestre, e un antico mosaico dai colori tenui. Un piccolo passaggio porta allo spazio dedicato al forno della pizza, qui le pareti intorno ai tavoli sono divise a metà tra il rosso China e il blu petrolio, fino a diventare rivestite di candida maiolica bianca nello spazio dedicato al forno. In questa sala il cliente sbircia il lavoro del pizzaiolo ma può anche acquistare le specialità alimentari italiane in vendita.

Nella struttura di circa 500 mq pochi interventi radicali rispetto al vecchio ristorante, come il cocktail bar che nel nuovo progetto si affaccia sul dehor di piazza S. Apollinare, e serve contemporaneamente interno ed esterno.

Rispettati, ma restaurati, gli infissi in ferro e legno che entrano nel locale creando delle bussole, così come le vecchie palladiane e le boiserie, che oggi dialogano con i velluti pastello dei divani nel cocktail bar, i tavoli in ferro neri, le sedie francesi intrecciate, i vasi dai colori tenui e poi l’arte contemporanea: fotografie d’autore, quadri antichi e tanti oggetti importanti e non, raccolti negli anni dalla proprietaria.

L’illuminazione ha un tratto contemporaneo, spariscono i lampadari di cristallo a goccia per lasciare spazio alle Akari Light Sculptures progettate dal designer Isamu Noguchi nel 1951 e alle Potence Pivotante dì Charlotte Perriand.